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Al crocevia della civiltà del Mediterraneo, Ischia era già abitata 7.000 anni fa, fu frequentata dai Fenici, e scoperta dai Greci che vi stabilirono un caposaldo per la fondazione di Cuma e la conquista della terraferma. L'affascinante
storia antica si è trasformata in mito, grazie agli straordinari ritrovamenti archeologici. Il simbolo di quell'epoca remota è la cosiddetta Coppa di Nestore, che reca inciso un ormai notissimo epigramma: "La coppa di Nestore è buona a berci.. ma chi beva da questa coppa, subito costui sarà preso dal desiderio per la ben coronata "Afrodite". |
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Tre versi, scritti in alfabeto calcidese. L'autore? Un intellettuale di 2.800 anni fa, in vena di scherzare e di paragonare il suo bicchiere al boccale del grande Nestore, l'eroe omerico. Forse era innamorato . Chissà. Fu tra i primi abitanti dell'insediamento Pithekoussai.
Lo fondarono, nell'ottavo secolo avanti Cristo, i coloni greci partiti dall'Eubea che approdarono sulla costa isolana dopo un diffìcile viaggio. Artigiani raffinati, artisti e mercanti, vignaioli e allevatori, andavano in cerca di terre fertili, compagnie, avventure e buoni affari e non avevano mai navigato tanto a lungo sulla rotta dell'occidente, nel mediterraneo. Portavano con sè l'arte della lavorazione della ceramica e un carico prezioso di conoscenze,
fra tutte: la scrittura alfabetica.
Da cui deriverà il latino. Quei versi furono graffiti da destra verso sinistra, alla maniera fenicia, su una tazza importata da Rodi, e costituiscono uno dei più antichi esempi di lingua greca scritta: è la prima poesia dei tempi omerici che ci è stata tramandata in una scrittura contemporanea alla composizione dell'Iliade. |