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notizie castello aragonese ischia La zona del Monte Vico era abitata sin dall’età del bronzo, come attestano i reperti in ceramica di età micenea e dell’età del ferro. I coloni greci dell’Eubea arrivarono da Eretria e Chalkis nell’VIII secolo a.C. per stabilirvi un emporio per il commercio con gli Etruschi della terraferma. Grazie al porto, la colonia di Pithecusa fece fortuna grazie al commercio del ferro con il resto dell’Italia; nel periodo di massimo splendore contava circa 10.000 abitanti. Nel 1953 l'archeologo e studioso tedesco Giorgio Buchner scoprì in una tomba un manufatto in ceramica recante un’iscrizione, noto come “Coppa di Nestore”.
Il Nestoros in incipit richiama l’omonima coppa descritta nell’XI libro dell’Iliade, tanto grande che occorrevano circa 4 persone per spostarla e tale da porsi in netto contrasto con il piccolo skyfos dell’incisione. Datata 730 a.C., rappresenta il più antico riferimento scritto all’Iliade e può essere considerata il primo precursore esistente dell’alfabeto latino.
La prima colonia greca di terraferma, fu Cuma e fu fondata da coloni provenienti da Ischia che forse fuggivano l’attività vulcanica dell’isola e probabilmente prese il nome dall'omonima città nella regione dell’Eubea. Nel 474 a.C. il tyrannos Gerone I di Siracusa corse in aiuto dei cumani contro gli etruschi e li sconfisse in mare. Occupò Ischia e le circostanti isole partenopee e vi stabilì un presidio a cui ordinò di costruire una fortezza su uno scoglio posto di fronte l’isola di Vivara (che sarebbe diventata, in seguito, il Castello Aragonese).
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I romani conquistarono Ischia (e Napoli) nel 322 a.C..
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L’era cristiana fino al 1500
Nel 6 d.C. l’imperatore Augusto restituì l’isola a Napoli in cambio di Capri. Ischia soffrì le invasioni barbariche e fu prima conquistata dagli Eruli e successivamente dagli Ostrogoti per essere infine annessa all’Impero romano d’Oriente. I bizantini consegnarono l’isola a Napoli nel 588 e nel 661 veniva amministrata da un conte fiduciario del duca di Napoli. L’area fu devastata dai Saraceni nell’813 e nell’847; nel 1004 fu occupata da Enrico II di Germania; il re normanno Ruggero II di Sicilia la conquistò nel 1130; l’isola fu saccheggiata dai Pisani nel 1135 e nel 1137 e successivamente passò nelle mani degli Svevi e degli Angioini.
Dopo i Vespri siciliani nel 1282, l’isola partecipò alla rivolta riconoscendo come sovrano Pietro III d'Aragona, ma fu riconquistata dagli angioini l’anno seguente.
Nel 1284 fu riconquistata dalle truppe aragonesi e Carlo II d'Angiò non fu in grado di riottenerne il controllo fino al 1299.

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Come conseguenza dell’ultima eruzione verificatasi, la popolazione di rifugiò a Baia dove rimase per 4 anni. Nel 1320 Roberto d'Angiò e la moglie Sancia visitarono l’isola e furono ospitati da Cesare Sterlich, che dalla Santa Sede era stato mandato da Carlo II a governare l’isola nel 1306 e che aveva, al tempo, quasi 100 anni.
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Ischia soffrì molto del conflitto tra la casata degli Angiò e quella dei Durazzo. Fu assoggettata da Carlo Durazzo nel 1382, riconquistata da Luigi II d’Angiò nel 1385 e occupata nuovamente da Ladislao di Durazzo nel 1386; fu saccheggiata dalla flotta dell’Antipapa Giovanni
XXIII sotto il comando di Gaspare Cossa nel 1410 solo per essere ripresa l’anno seguente da Ladislao. Nel 1422 Giovanna II d'Angiò diede l’isola al figlio adottivo Alfonso V d'Aragona ma, quando questi cadde in disgrazia, la riprese con l’aiuto di Genova nel 1424. nel 1438 Alfono rioccupò il castello, cacciò tutti i cortigiani e lo proclamò colonia del Regno di Castiglia, facendo sposare ai propri soldati le mogli e le figlie di quelli espulsi. Diede l’avvio ai lavori di costruzione di un ponte che collegasse il castello al resto dell’isola e scavò una grande galleria. Entrambi questi lavori sono visibili ancora oggi. Nel 1442 diede l’isola a una delle sue favorite, Lucrezia d’Alagno che, una volta al potere, delegò il governo al genero, Giovanni Torella.
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Alla morte di Alfonso, nel 1458, restituirono l’isola alla casata angioina. Ferdinando I di Napoli diede ordine ad Alessandro Sforza di cacciare Torella dal castello e affidò l’isola, nel 1462, a Garceraldo Requesens. Nel 1464, dopo una breve insurrezione a favore di Torella, fu nominato governatore Marino Caracciolo.
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Nel febbraio 1495, con l’arrivo di Carlo VIII, Ferdinando II approdò sull’isola e prese possesso del castello e, dopo aver ucciso il traditore Giusto di Candida (castellano) con le sue stesse mani, lasciò il controllo dell’isola a Innico d'Avalos, marchese di Pescara e Vasto,che
difese abilmente l’isola dalla flottiglia francese. Fernando e la sorella Costanza, giunta assieme a lui, diedero origine alla dinastia D’Avalos che avrebbe retto la signoria dell’isola nel corso del XVI e XVII secolo.
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1500 - 1700
Durante tutto il quindicesimo secolo l’isola risentì delle incursioni dei pirati e delle navi corsare berbere – nel 1543 e nel 1544 Khayr al-Din, detto il Barbarossa, mise l’isola a ferro e fuoco e fece 4.000 prigionieri. Nel 1548 e nel 1552 Ischia fu assalita dal successore Dragut Rais. Grazie alla diminuzione degli attacchi, alla loro minore intensità e alla costruzione di più efficaci mezzi difensivi, gli isolani cominciarono ad avventurarsi al di fuori del castello: nasceva così il centro storico di Ischia Ponte (allora conosciuto come Borgo di Celsa per i molti alberi di gelso che vi si trovavano, necessari per l'allevamento dei bachi da seta).
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Nel 1647, durante la rivoluzione di Masaniello, ci fu un tentativo di ribellione contro i ricchi possidenti terrieri feudali.
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Dal diciottesimo secolo a oggi
Con l’estinzione della famiglia D’Avalos nel 1729, l’isola passò allo stato borbonico. Nel marzo 1734 fu presa dai Borboni e amministrata da un governatore reale che risiedeva nel castello. L’isola si ritrovò coinvolta nella Repubblica di Napoli nel marzo 1799, ma il 3 aprile il commodoro Trowbridge – sotto il comando di Lord Nelson – sedò la rivolta a Ischia e nella vicina Procida. Per decreto del governatore molti ribelli furono impiccati a Procida e in piazza Mercato a Napoli. Fra questi vi era Francesco Buonocore, che aveva avuto il compito di amministrare l’isola dal generale francese Jean Étienne Championnet. Il 13 febbraio 1806 l’isola fu occupata dai francesi e il 24 fu attaccata senza successo dagli inglesi.
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Il 28 luglio 1833 un violento terremoto che raggiunse l’ottavo grado della scala Mercalli distrusse i villaggi di Casamicciola Terme e Lacco Ameno, provocando 2.333 morti e 706 feriti. Tra le vittime del sisma, vi fu anche la famiglia del filosofo Benedetto Croce, che in quel periodo soggiornava a Casamicciola Terme: «Eravamo a tavola per la cena io la mamma, mia sorella ed il babbo che si accingeva a prendere posto. Ad un tratto come alleggerito, vidi mio padre ondeggiare e subito in un baleno sprofondare nel pavimento stranamente apertosi, mia sorella schizzare in alto verso il tetto. Terrorizzato cercai con lo sguardo mia madre che raggiunsi sul balcone dove insieme precipitammo e così io svenni»
(Benedetto Croce, Memorie della mia vita).
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Oggi Ischia è un'apprezzata destinazione turistica che accoglie oltre 8 milioni di visitatori l’anno, principalmente italiani e tedeschi (ci sono circa 7.000 tedeschi residenti sull’isola).
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